“Cattive ragazze” (!!!)

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Festivendole o dissertrici incallite che si sia…oggi è l’otto marzo! Difficile rimanere immuni da mimose, frasi già note, corsi e ricorsi storici.

La storia ci riporta la difficoltà di essere donne, di avere una V al posto di una I… e non è solo questione di accoppiata cromosomica che determina i genitali, è una questione ben diversa… mentale, psicologica.

Le cronache mi imporrebbero una tirata sulla violenza usando come leitmotiv lo slogan #nonunadimeno. Io mi fermo… rifletto e mi chiedo come stiano quelle donne che, magari, non subiscono violenze fisiche, ma sono scavate da stille quotidiane di violenza psicologica… quella che non lascia ematomi sulla pelle, ma segni indelebili nell’anima che costringono a cambiare percorso impedendo alla vita di compiersi per quell’opera d’arte (non in senso estetico-wildeiano, in senso umano e civile) cui ciascuno dovrebbe ambire.

Vado oltre e mi chiedo: esiste una scala di valore delle violenze? Secondo me no. Ogni violenza “coartando la volontà altrui sia di azione e di pensiero”[∗] fa male per se stessa… fare una classifica è reiterare il sopruso.

Oggi, allora, decido di svegliare le coscienze con una graphic novel: Cattive ragazze di Assia Petricelli e Sergio Riccardi (Sinnos editrice)

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Il libro, pubblicato da Sinnos – casa editrice specializzata in letteratura per bambini e ragazzi – sempre attenta ai temi sociali, è idoneo per una fascia d’eta che parte dagli 11 anni (anche se il libro è stato proposto, con qualche accortezza, a bambini più piccoli con un buon riscontro)… ma conquista e fa riflettere anche un pubblico adulto.

15 storie, 15 donne… 

 

e ancora:

  • Olympe De Gouges,
  • Nellie Bly,
  • Elvira Coda Notari,
  • Nawal El Saadawi,
  • Antonia Masanello,
  • Aleksandra Kollontaj,
  • Alfonsina Morini Strada,
  • Claude Cahun,
  • Domitila Barrios De Chungara,
  • Miriam Makeba,
  • Hedy Lamarr
  • Onorina Brambilla.

Ma cattive ragazze perchè?

Perchè disubbidienti a quello che altri avevano deciso per loro.

Perchè hanno perseguito un solo fine ultimo: il proprio sogno.

Perchè hanno ascoltato una sola ragione: il diritto di essere se stesse.

Ciascuna di queste donne ha lottato contro una forma differente di violenza: fisica, psicologica, umana, ideologica… non importa. Ognuna ha lottato contro una qualche costrizione che ha reso più impervia la sua strada. Nessuna di loro, però, ha cambiato direzione. Ciascuna ha tenuto la propria rotta. Come precisa Cecilia D’Elia nella Prefazione a queste vite: “le storie di questo libro sono storie di libertà. Probabilmente nessuna di queste donne si pensava eccezionale, ma tutte erano determinate. Così, vivendo la loro vita hanno aperto strade nuove o mandato in frantumi tradizioni secolari”.

E, allora, educhiamo le donne – quelle di oggi e quelle che verranno – a essere libere, a essere coraggiose… a credere in se stesse, nelle proprie potenzialità e nel rispetto (sia da dare, sia da ricevere).

OGGI NIENTE MIMOSE, MA “OPERE” DI APERTURA MENTALE. Grazie.

[∗] Definizione tratta da Il Vocabolario online Treccani

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