C’è musica e musica.

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C’è musica e musica.

Non fraintendetemi, non discuto il genio (più o meno) creativo di chi l’ha concepita.

Discuto l’esecuzione, non me ne vogliate; non è un assunto universale, è solo un’opinione e, forse, pure bislacca.

Le note son le stesse, la musica no… cambia la pelle di chi la suona.

Non fate quelle facce, provate a seguirmi nelle mie masturbazioni mentali ed emotive…

Ecco! Immaginate una musica… ci sono musicisti da encomio, capaci di riprodurla in maniera impeccabile… perfetta! Musicisti che non sbagliano una nota, una pausa, un diesis… che non indugiano un centesimo di secondo più del dovuto su un tasto o su un corda, che hanno la postura perfetta e lo stile perfetto… insomma, avete capito… perfetti! Come altro definirli? Gente a cui non puoi rimproverare nulla se non lo zelo di una scolastica freddezza chirurgica nell’esibizione… troppo tesi nello sforzo di perfezione per far trasparire un piacere qualsiasi.

E, poi, ci sono i musicisti che ti suonano la vita… le note sono le stesse, ma hanno qualcosa in più: roba da mandare in tilt il diapason dell’aria! Ti investe con la loro musica anche l’odore di un pensiero, la lacrima di un amore, il dubbio di un percorso… la musica non si ferma, attraversa la pelle, si insinua in vene sotterrane, risale le cascate linfatiche della vita per ruscellare nel cuore e sciogliere il maroso dell’anima. E lì la musica smette di esser tale e diventa sensazione pura, senza orpelli, nuda… senza pentagrammi e chiavi da rispettare.

La note uguali, i musicisti no.

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Ci sono quelli che sembrano suonare quasi senza pretese come a godersi un bicchiere di buon vino… che, a guardarli, sembrano finiti lì per caso e, invece, non potrebbero fare altro. Sono nati per suonare un contrabbasso, un violino, una chitarra… non lo sanno, ma te lo dimostrano. Sono lì, con lo sguardo spesso basso e una postura da far andare fuori dai gangheri qualsiasi professionista (o presunto tale).

Ma loro se ne fregano. Se qualcuno li rimproverasse, farebbero spallucce sorridendo… e continuerebbero – ovviamente – a suonare.