“Ti sto salendo un pacco da giù!”

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Questa frase è sgattaiolata sotto la porta della mia camera mentre mia madre, incurante che stessi lavorando, urlava per telefono (come se la sua voce dovesse coprire la distanza che la separava da Torino) al figlio (nonché mio legittimo fratello) di tenere duro che l’indomani sarebbe arrivata lei con i rinforzi. Rinforzi costituiti dal pacco, appunto!

Cosa è il pacco? Il pacco è una valigia o uno scatolone (a seconda dei casi) adibito per il trasporto di viveri dalla Puglia alle malvagie città del Nord dove risiedono – loro malgrado (questa è convinzione di molte madri) – negletti pugliesi (siano essi studenti o lavoratori).  Il pacco è un irrinunciabile cadeau che la mamma tipica pugliese non può esimersi dal preparare a ogni occasione utile.

Il pacco nasce da inamovibili convinzioni che hanno le mamme pugliesi:

  • in nessuna città troverai prodotti buoni come quelli pugliesi;
  • i figli senza la loro supervisione mangiano solo schifezze (o addirittura non mangiano affatto) e quindi far loro giungere del cibo genuino è cosa buona e giusta;
  • altrove non ci sono negozi e supermercati dove i malcapitati possano reperire viveri e generi di prima necessità;
  • le cose come le cucinano loro non hanno eguali condite come sono da quel magico ingrediente che è il loro amore.

Quando si fa un pacco non esistono:

  • avarizia;
  • senso della misura;
  • consapevolezza che quel pacco dovrà essere trasportato, spesso, senza l’ausilio di carrelli e/o macchine e/o ascensori e quindi dovrebbe avere un peso complessivo che consenta di spostarlo secondo canoni umani.

Mio fratello, che detesta trasportare – quando viaggia o si sposta – valige che superino le dimensioni di un bagaglio a mano, ogni volta cazzia mia madre, dice che lui non sta in guerra, vive solo a Torino, che i supermercati stanno anche lì e la Coop (per fare un esempio)  ha gli stessi prodotti ovunque. Mia madre ascolta, fa spallucce e torna a riempire il pacco. Non la smuovi. Inutile qualsiasi tentativo.

La Puglia è uno stato d’animo recita uno dei leit motiv di Inchiostro di Puglia, blog diventato virale con le pagine Facebook e Instagram e con il canale Youtube. Si, è così. La pugliesità è una cosa che uno c’ha dentro, un modo di essere maturato anche grazie al cibo… noi siamo espansivi e generosi, saporiti come la focaccia barese, i panzerotti, la burrata, i caciocavalli, il capocollo di Martina Franca, le orecchiette, le bombette di Cisternino, il primitivo di Manduria… e via dicendo. Il cibo ci rappresenta… e quindi, come dar torto alle mamme e ai loro pacchi? E se i prodotti di Puglia sono così buoni, devono il loro gusto alla sapienza atavica del territorio… alla terra, al mare, alla roccia carsica, al sole. Qualcuno doveva aver già intuito secoli fa la preziosità di questo luogo e scrisse:

« Se il Signore avesse conosciuto questa piana di Puglia, luce dei miei occhi … …, si sarebbe fermato a vivere qui! »

(Federico II di Svevia)


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