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A volte mi perdo… e non so proprio dove cercarmi.

Provo a leggere – invano – la pelle, carta geografica della mia sofferenza ed esistenza. Mi giunge lieve l’accordo caro di un preludio di Debussy. No, non è la giusta direzione. Appartiene a un tempo che non c’è più, tranciato via dal treno in corsa di una vita fa quando ancora aspettavo un satiro sornione sotto gli archi ogivali della fonoteca regionale. Ritento… le carte topografiche delle mani mi conducono in stanze che speravo dimenticate: profumano di naftalina e are indebitamente profanate. No. Non è il giusto nord.

A volte mi perdo… e non so proprio dove cercarmi.

Tolgo gli occhiali, così il mondo appare più morbido, meno spigoloso. I confini dei colori non netti, ma sfumati… fusi. La miopia mi rende languida quanto Monet che destruttura le sue ninfee rivestendole a ogni tentativo di una luce via via più abbacinante, fino a disfarle. No, non è la disfatta la risposta. Per quanto il brulichio frenetico dei giorni che mi svuota il cuore agognerebbe questo lento e dolce oblio. No, non sono persona da disfatta. Waterloo non m’appartiene. Mi condurrò in salvo.

A volte mi perdo… e non so proprio dove cercarmi.

No, non lo so. E, allora, mi inerpico sui sentieri delle mie insicurezze alla ricerca dell’antro segreto in cui non ero quel che sono diventata. Ricerco nello specchio il profumo dei vigneti infantili in cui mi aggiravo, ma trovo solo il mio sguardo perso e straniero. Dove sono? Cosa sono? Non lo so. So solo che sono il fuoco che arde mentre scrivo, il porto sicuro di un sorriso amico, il silente cammino di una nuvola nel cielo.

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Cropped – La bienvenida

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