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Non saranno le mie parole a fermare le faglie in subbuglio tellurico del centro Italia… lo so. Non amo perdermi in divagazioni prive di utilità (prevenire? curare? costruire? ricostruire?) e degne della miglior tuttologa di terremoti e vulcanologie applicate… la geofisica è meglio lasciarla a chi ne parla con cognizione di causa.

Perchè ne parlo, allora? … Non ho – forse – altri argomenti da trattare? Si, ne avrei… e prenderei anche più mi piace.

Invece no. Voglio essere una sciocca sentimentale. Voglio parlarne oggi, me lo impongono le emozioni, me lo impongono  i ricordi… me lo impone – con tutto il dovuto e profondissimo rispetto per le Marche e il Lazio – l’Umbria.

Ero appena arrivata in Umbria in quel lontano settembre del 1997… avevo il sogno universitario insieme ai bagagli a Piazza Partigiani e la terra si mise a tremare. Perugia mi dette subito un grande insegnamento gettandomi – obtorto collo – fra le braccia dell’universo umano umbro. Le conoscenze con le persone nuove saltavano le normali tappe della regolamentare costruzione dei rapporti e il terremoto ti rendeva parte di una comunità senza pregiudizi e senza farsi domande. Ho conosciuto persone e vite nell’arco di una notte con la coperta buttata sulle spalle in Piazza del Duca, ho dormito vestita e con lo zaino pronto per la fuga, ho condiviso il cibo e i gettoni per il telefono. Eravamo tutti uguali (umbri, marchigiani, pugliesi, calabresi, svizzeri, …) in quel timore e in quella battaglia.

Ero in casa e dalla finestra si vedeva il monte Subasio, erano circa le 11. 40 del 26 settembre… quando un rantolo scosse l’aria e la terra, vennero giù le vele della Basilica di Assisi.

Tramite una mia coinquilina conobbi ragazzi di Foligno e piansi con loro il 14 ottobre quando venne giù quello che era il simbolo della resistenza della città al sisma: il Torrino.

Non ho voluto lasciar perdere, ho tenuto fede alla  mia iscrizione all’Università degli Studi di Perugia. In una situazione di normalità ci avrei messo anni ad affezionarmi a persone e luoghi. In quella situazione è bastata una scossa di terremoto. Immediatamente ho sentito di far parte di un tessuto… di un tutto.

I terremoti sono infidi… bastardi… ti colgono di sorpresa.

Avete mai sentito un terremoto? Un terremoto è un ruggito, il ruggito della terra che si ribella a se stessa…mossa dal bruciare brulicante di lave secolari. Sì, ruggiscono i terremoti… e tu sai che sono come leoni pronti a sbranarti, ma ben nascosti dagli alberi… sai che ci sono, sai che sono indomabili ma non sai quando ti attaccheranno.

Ho pianto, vissuto e tremato la Storia e le storie dell’Umbria. L’Umbria è la mia seconda casa… la mia seconda mamma, e come con tutte le madri… non sempre ci sono andata d’accordo, a volte l’ho odiata… eppure le sono sempre infinitamente grata e ne sono indiscutibilmente innamorata. I suoi luoghi sono anche un po’ miei… e oggi… uno di quei posti che mi erano tanto cari, non c’è quasi più… crollato, distrutto da un nuovo sisma… Castelluccio e i suoi fiori, i suoi inverni, le sue carni… addio.

Nulla sarà come prima dopo oggi… anzi, una cosa spero di sì… la Natura che come ogni maggio tornerà a imbellettare questa terra di colori, e anche se ci saranno ruderi a segno di un mondo che fu, nulla impedirà di sperare che qualcosa ancora di buono possa esserci.

Terra non ruggire più. Piana di Castelluccio mi rifugio nella tua consolazione…

castelluccio-norcia

 

 

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