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i-frutti-dimenticatiI frutti dimenticati di Cristiano Cavina è un libro agile (duecento pagine circa), si legge facilmente e con discreto accanimento, complice anche la struttura per piccoli capitoli.

Il libro è gradevole. Scorre via tra ricordi e ironia e con un disarmante mood leggero e – a tratti – ingannevole, racconta la vita. La vita vera, quella dell’autore. Cavina non è nuovo al corso e ricorso autobiografico, risultando – a detta di alcuni critici – patetico nel servirsi di una serie di aneddoti e di dramatis personae che sfociano nel sicuro luogo comune della vita di provincia. A mio avviso, seppure l’autore attinge a un repertorio standardizzato di situazioni e personaggi, a salvarlo resta la veridicità dei nomi, dei luoghi e dei vissuti riportati al lettore nella pulita essenzialità del loro concreto esistere. Quella narrata è l’esperienza diretta dell’autore e non è criticabile… chi può dire cosa è giusto e cosa è sbagliato se non era nei suoi precisi panni in quei precisi momenti?  Criticabile può essere lo stile o il volerne parlare, ma non l’esperienza in sé.

Un protagonista, un padre assente/inesistente (che anche quando appare sembra destinato a liquefarsi), un figlio in arrivo, un nonno adorabile sono circondati da un universo femminile forte, presente, capace di slanci di amore e titaniche certezze. Sono le donne a giganteggiare in questa storia: la mamma che torna dalla raccolta fondi con lui nella pancia e decisa a tenerselo, nonna Cristina la matriarca, Anna dal fisico di uno scricciolo e dalla tempra risolutiva… persino suor Luca Maria e Giovannona! E poi ci sono le corniole, i corbezzoli, le pere volpine… i frutti dimenticati… come dimenticate sono alcune emozioni, esigenze e – talvolta – le persone perché, come scrive Massimo Cirri nella sua prefazione al romanzo: «Siamo un po’ tutti frutti dimenticati. Ci salva qualcuno che sa scrivere di sé e di noi. Intrecciando storia e memoria come la strada sul fiume.»

Prima di concludere, permettetemi una piccola divagazione, nata dal voler assecondare una mia personale curiosità. La prima volta che nel suo romanzo, Cavina, parla della Festa dei frutti dimenticati ho dato per scontato fosse un’invenzione. La seconda volta… mi sono fermata e ho pensato: «E se…?». Senza riflettere troppo ho digitato su Google festa dei frutti dimenticati Casola Valsenio e… sorpresa! La festa dei frutti dimenticati esiste davvero… non  solo… esiste la scuola d’infanzia delle suore dorotee, esiste la Chiesa di Sopra, esiste il mercatino delle erbe. Inoltre, scopro che i frutti dimenticati sono protagonisti di un menù e di un’enogastronomia interamente dedicata a loro, che vengono utilizzati per decorare le cosiddette Dame d’Autunno e che gli sportivi possono ammirarli nel loro ambiente naturale facendo trekking.

Insomma, se per caso l’8/9 o il 15/16 ottobre vi trovasse nella zona di Ravenna, passate da Casola Valsenio… i frutti dimenticati vi aspettano!

Per informazioni e il programma della manifestazione eccovi l’indirizzo della Pro Loco di Casola Valsenio:  http://proloco-casolavalsenio.blogspot.it/2016/09/festa-dei-frutti-dimenticati-26-edizione.html

 

 

 

 

 

 

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