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Settembre non mi è mai stato troppo simpatico come mese.

Mi mette malinconia… e mi fa pensare che l’estate che amo è fuggita via.

Alcuni pensano – assecondando un superstite orologio biologico/scolastico – sia il reale “capodanno”… l’anno non inizia a gennaio, inizia a settembre… con la ripresa delle regolari e consuetudinarie attività, lontane dai balordi ritmi estivi (e dai suoi bagordi).

Questo mese, intendo questo specifico settembre 2016 (Deo gratias é finito!), ha rappresentato il non plus ultra della negatività professionale.

Ho lavorato in una scuola d’infanzia privata… non era per me un’esperienza nuova, ho lavorato precedentemente in strutture del genere. Nuovo ( e pessimo) è stato il mondo che vi ho trovato… animato da una frenesia isterica, poco congeniale e lontana dai ritmi umani dovuti all’infanzia (ma non solo, anche alle persone in genere). Non venivano date indicazioni, venivano impartiti ordini ad adulti e bambini. E il tutto non era in virtù di un ipotetico rigorismo educativo. No, no. Era pura prevaricazione. Non intendo ammorbarvi con il racconto minuzioso delle giornate vissute, vi riassumo così questo settembre 2016:

professionalmente deludente,

umanamente ed emotivamente demotivante,

fisicamente sfiancante

…rendo l’idea?

George Bernard Shaw diceva che il matrimonio per la donna è una forma di prostituzione, oggi il lavoro è diventato una forma di prostituzione… poco importa se a prostituirsi sia un uomo o una donna (come dire… “annuncio rivolto a candidati ambosessi D.Lgs 198/2006”).

La Dichiarazione universale dei diritti umani, all’art. 23 afferma:

«Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro e alla protezione contro la disoccupazione»

La realtà fa presente che – dato l’impasse economico-sociale – ogni individuo debba adeguarsi allo sciacallaggio dell’esangue mercato del lavoro, ove ogni norma può dal datore di lavoro essere elusa o rigirata a proprio piacimento…

«Teoricamente, il mese di prova rientra nel contratto che dovrebbe essere firmato prima che si inizi a lavorare, ma spesso i datori non lo fanno firmare per essere più liberi di decidere se inserire o meno la risorsa. Sempre teoricamente il lavoratore dovrebbe denunciare simili irregolarità, ma giustamente (giustamente un corno! NdR) non lo fa per non inimicarsi il datore di lavoro e non precludersi la possibilità di lavorare…» mi spiega il simpatico sindacalista

«E i diritti dei lavoratori?» chiedo

«Eeehh!» (come a dire chi la prende in culo sono sempre i più deboli e in questo caso chi ha bisogno di lavorare).

Non so se in simili condizioni il coraggio sia nel rinunciare o tenerselo un lavoro.

Mi riprendo la dignità di esistere.

Fine corsa. ci si rimbocca le maniche e si ricomincia

Personalmente, ricomincio da me.

Ricomincio dalla scrittura che la parte di me più vera.

 

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