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letters_from_the_sky_by_plastickheart-d3fk149

Caro A,

non so che senso possa avere scriverti parole che non leggerai, ma sento questa sera, di parlarti… noi che abbiamo parlato tanto senza – forse – ascoltarci mai. I tempi non ci sono stati amici, sono stati dissonanti con i miei e i tuoi desideri. Mi rimbombano ancora nella mente quelle tue parole: non hai colto i miei segnali… e non sai quanto tutt’ora sono capaci di far male. Nonostante questo, non ho mai partorito anatemi da scagliarti contro… sei rimasto una specie di zefiro che di tanto in tanto scuote i sistri dei ricordi. Resiste ed esiste ancora quel filo sottile che mi lega a te e a quella nostra passione rimasta insoluta e abbandonata a se stessa. Talvolta mi chiedo come stai. Già… come stai? Che fai? Penso che ti sarai sposato o comunque avrai una donna, non hai mai saputo stare senza. Sei goliardico e irriverente, pungente e sottile. Esigente. Eppure ho la sensazione che ti fermerai, se non lo hai già fatto, al primo fuoco fatuo di stabilità. Sceglierai (o avrai scelto) una donna che ti sarà (è) semplice e devota, fedele, penderà (pende) dalle tue labbra e ti chiederà (chiede) consigli, vorrà (vuole) permessi, sarà (è) un’amante tiepida e tu sarai (sei) sereno e andrai (vai) a cercare altrove te stesso. O comunque, sai cosa immagino e penso di poterlo indovinare? Immagino avrai una casa in campagna circondata dai campi o un attico in città per guardare meglio le stelle, avrai un vino buono da bere e un buon disco da ascoltare, avrai uno studio con i libri alle pareti e la riproduzione di fattura discreta del tuo Renoir preferito da guardare, avrai la scrivania ingombra di fogli e penne, avrai un computer sempre acceso e le dita sporche di inchiostro… quello stesso inchiostro in cui – un tempo – mi sarebbe piaciuto vivere.

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