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…certe giornate amare, lascia stare, tanto ci potrai trovare qui…

canta Fiorella Mannoia in una nota canzone.

Certe giornate vanno così, poco da farci, le cose più improbabili – che nessuna statica dalla fantasia squilibrata avrebbe potuto rilevare! – sembra si siano divertite a impilarsi all’ago dell’amarezza. Non si prova dolore, neanche rabbia (se non contro sé stessi)… forse, è qualcosa di più simile alla delusione… ma non è proprio delusione, è qualcosa di diverso.

Amarezza n. 1Dei rapporti. Delle persone.

Mi piace comunicare, molto raramente mi chiudo a riccio con le persone. Il confronto è un elemento fondamentale dei miei percorsi. Vivo nella realtà, siamo nell’epoca dei social (che poi di sociale talvolta hanno ben poco, persi come siamo ciascuno nel proprio egocentrico cammino) e io li uso, non disdegno che taluni contatti casuali si arricchiscano di una sfera privata… conoscere l’altro è un’esperienza curiosa e vitale. Ho accettato contatti privati, con molta semplicità, ho risposto educatamente e che io sia fatta così,  è sotto gli occhi di tutti anche sulla pubblica piazza di questa piattaforma. Ciò che mi fa strano è la gente che mi contatta in privato per fare delle rimostranze: io metto mi piace al tuo blog, tu non al mio/tu non tratti tutti i blogger allo stesso modo/tu a quello-a hai dato confidenza per sei risposte a me dopo la prima risposta hai messo mi piace e stop/il tuo blog è un accozzaglia, ordina meglio gli argomenti… e via dicendo. Tu, tu, tu,tu. Io, io, io, io…

IO sono IO. Sono una persona LIBERA, DECIDO IO CHI e COSA farmi PIACERE. DECIDO IO A CHI DARE CONFIDENZA. Il mio “mi piace” o il mio commento NON è VINCOLATO e VINCOLANTE. Vado a braccio… come mi viene.

A chi mi contatta e scompare perché non sono chi si è figurato/a o perché si è sentito offeso da un mio ritardo (accusandomi di mancato rispetto) o da una mia risposta al vetriolo… rido in faccia. E rido anche di chi mi ha rimproverato con fare da signorina Rottenmeier che un blog non si lascia incustodito per giorni. SCUSATE SE HO UNA VITA… AL DI FUORI DI QUI ED è PIENA DI IMPREVISTI, come normale che sia.

Amarezza 2Ricorsi

Sono laureata. Non ho l’abilitazione all’insegnamento. Teoricamente la normativa vigente mi permette (fermo restando di aver sostenuto opportuni esami nel piano di studi) di accedere all’insegnamento. La renziana Buona Scuola (del piffero) bandisce un concorso a cattedra e lo riserva ai soli abilitati. Scatta il ricorso. Aderisco. Il Tar boccia il ricorso. Non è ancora tutto perduto perché gli avvocati si stanno muovendo, ma barcollo. Il primo impatto con la notizia è stato il sentirmi in trappola nel ciclo dei vinti. Ho provato a darmi una possibilità in questi tempi bui e sono stata ricacciata indietro senza troppi convenevoli… dove pensavo di andare? Poi in uno sforzo di superlativa e lucida razionalità mi dico che è la classica situazione del meglio un rimorso o un rimpianto? Meglio nessuno dei due… ma almeno non ho lasciato nulla di intentato. Magra consolazione, lo so… ma la vita mi impone di procedere.

Amarezza 3…Il sacrificio della patria nostra è consumato 

Con i dati sull’affluenza alle urne per il referendum abrogativo sulle trivellazioni abbiamo toccato il fondo (…mentre il fondo da salvare era quello del mare!). Non voglio fare inutili perifrasi, dico solo che è vergognosa questa ignavia italica. Non sono migliore di nessuno, penso solo di essere una persona normodotata e con requisiti minimi di intelligenza per discernere cosa giudico valido e cosa no. Non mi importa la posizione che nel segreto della cabina ognuno esprime, un SI o un NO valgono. Conta avere il coraggio di voler prendere posizione. Invece,  abbiamo dato conferma a chi ci governa che può continuare a calpestarci facendo i suoi porci comodi, non ci ribelleremo.

Ne avrei ancora di amarezze, ma per oggi basta così.

Sorrido amaramente, sorrido per la pochezza che intravedo… pago il conto alle mie fiducie disattese e vado avanti.

…certe giornate amare, lascia stare, tanto ci potrai trovare qui… 

(…canticchiando dedico senza pretese quest’ultima frase a chi – se mi leggerà – capirà)

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