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Amo leggere e amo scrivere.

Amo la Letteratura. Se così non fosse non avrei fortemente voluto, perseguito con verace passione e conseguito la laurea in Lettere pur sapendo che era un suicidio lavorativo.

Sono una pasionaria e non potevo far altro che seguire le mie inclinazioni. Nella mia mancanza di certezze, è l’unica certezza che ho.

Ora mi capita di dare ripetizioni, sì… lo faccio perché vengo pagata (assolutamente vero), ma non solo… cerco di trasmettere ai ragazzi che seguo anche un po’ di questa mia passione. I ragazzi non sono così sterili come sovente li descrivono, hanno – talvolta – solo bisogno di essere incoraggiati o che gli si offra una diversa chiave di lettura. Una dei miei allievi ha 18 anni, Elena. Elena si impegna e ha un ottima pagella. Ha solo un problema con la prof di italiano la quale l’accusa che, pur studiando, manca di senso poetico e/o di sensibilità poetica.

Elena non comprende cosa voglia da lei ed è frustrata dal suo giudizio.

Dismetto i panni da QuellaRompiballeDelleRipetizioni e le chiedo cosa è per lei una poesia, mi risponde: un testo con un numero variabile di versi sciolti o in rima. Non posso darle torto, però le spiego che quella è una definizione di poesia, io invece le stavo chiedendo di esprimere un’idea personale… come “sente” la poesia…se secondo lei è solo il testo di cui mi parlava o se la poesia è anche qualcos’altro che trascende la forma canonizzata e – per estensione – si trasforma in altro … che so… in emozione, ad esempio. Ci riflette e mi dice che, per lei, la poesia non esiste, lei vuole fare la giornalista e i giornalisti parlano della realtà. Afferma, inoltre, che la poesia è noiosa e non capisce che voglia dire il senso poetico di cui parla la prof. Le dico che probabilmente la prof per senso poetico intende l’approccio emotivo alla poesia, quel sentire che non può essere descritto e stereotipato in un concetto. Lei non è convinta e dice che la poesia non la emoziona.

Ok. Rielaboro la questione:

«Ti piace la musica?»

«Sì, perché?»

«Per ora rispondimi, poi ti spiego. Qual è il tuo cantante preferito?»

«Ligabue»

«Ottimo! Qual è la sua canzone che preferisci?»

«Ti sento»

«Perché ti piace Ti sento

«Perché sì, mi piace…»

«Ti emoziona?»

«Si»

«Io ti sento, lo stomaco si chiude, il resto se la ride appena ridi tu…»

«… Ma è la frase che preferisco… come fai…»

«Cosa ti trasmette?»

«Non lo so… non ti sto capendo…»

«Ligabue con poche, semplicissime parole ha descritto ciò che prova ciascuno di noi se si trova di fronte o se pensa a qualcuno che gli piace. Se c’è un ragazzo che ti piace non ti si chiude lo stomaco appena lo vedi? O lo pensi? O lo senti insinuarsi fra le emozioni? O Se ti scrive un messaggio? Il pensiero che chi ti piace stia ridendo, non ti fa ridere? … O sbaglio?»

«No, non sbagli…»

«Un tempo i poeti avevano un ruolo sociale, erano ascoltati, seguiti. Poi i tempi e la società sono cambiati, sono intervenuti eventi storici e quant’altro e sono cambiati anche i poeti e il loro modo di scrivere, di presentarsi, di stare al mondo, sono cambiati gli argomenti o il modo di argomentare… ma, ogni tempo ha i suoi poeti che lo descrivono. Oggi probabilmente i cantautori hanno un po’ lo stesso ruolo dei poeti… Ligabue ha colto una realtà, qualcosa che provavi anche tu, che non sapevi descrivere e te l’ha offerta in dono. Fanno questo di straordinario i poeti: colgono istanti di vita, tu li leggi e non senti le loro emozioni, senti le tue. Diciamo che il senso poetico è anche questo…»

Elena mi ha guardata come si guarda un extraterrestre: «Nessuno me l’aveva mai spiegato così…» ha mormorato abbassando gli occhi.

Le ho detto che per stavolta non infierisco, ma che non si facesse illusioni… la prossima volta la interrogo sul ripassone di storia!

 

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