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Pippa-a-IstanbulIeri era il fatidico 8 marzo, Giornata internazionale della Donna (comunemente chiamata festa della donna): crocicchio di idee, contrasto di visioni e coacervo di demagogie. Ho riassunto così il martellante gioco di immagini, frasi, slogan, citazioni, articoli apparsi ieri in ogni dove, ciascuno pensato con la sua buona ragione per esprimersi a favore, contro, ironicamente, sarcasticamente, spesso fraintendendo, motivi, usi e costumi connessi a tale ricorrenza. Io ho taciuto, però oggi – simbolicamente – voglio raccontarvi una storia, quella di una donna che era al di sopra delle convenzioni e mossa da una strabordante creatività: Pippa Bacca. Vi racconto oggi la sua storia per dire di provare a esseri liberi di credere, come era lei.

Pippa Bacca, pseudonimo di Giuseppina Pasqualino di Marineo, era nata a Milano nel 1974. Conclusi gli studi classici, decise di dedicarsi all’arte senza, però, frequentare accademie o quant’altro. I circuiti convenzionali dell’arte non le interessavano. Senza vergognarsene dichiarava di non saper usare i pennelli, si esprimeva attraverso le forbici… ritagliando sagome, convinta com’era che un artista non si misura nella bravura delle tecniche pittoriche, ma si misura per le idee che intende trasmettere. Così Pippa prendeva il materiale che le serviva – carta, foglie, sacchetti di plastica – e ritagliandolo gli dava una vita nuova, inusitata… qualcosa che non esiste, che – forse – meriterebbe un nome ma ancora non ce l’ha. Forse, però, quel nome non è poi così importante perchè come dice Hugo von Hofmannsthal nella sua Lettera di Lord Chandos :«le cose più semplici e quelle più importanti non tutte hanno un nome». Pippa Bacca non era una personalità convenzionale e affermava le sue idee in maniera forte, chiara, decisa. Per sfatare i pregiudizi in merito alla percezione della sessualità e la maniera in cui viene riconosciuta o meno a uomini e donne, l’artista innesca un corto circuito usando l’uncinetto – strumento femminile e di sottomissione per eccellenza – per creare patchwork fallici o altri manufatti che alludono chiaramente alla sfera sessuale. Nel 2007 Pippa pianificò con Silvia Moro una performance artistica, Spose in viaggio, concepita come un viaggio in autostop e in abito da sposa che le avrebbe portate in Slovenia, Bosnia, Libia, Turchia e altri Paesi in cui sono vivi o comunque non ancora del tutto sopiti focolai di guerra. Scopo della performance era dar voce alla loro istanza di pace, al loro essere stufe della guerra. Il viaggio venne scelto come segno di speranza e metafora della vita che è essa stessa un viaggio ed è in antitesi con la guerra. L’autostop rappresenta la fiducia negli esseri umani, nell’altro.

09_vestitoL’abito bianco simboleggia la luce, il femminino che genera vita, rappresenta il matrimonio tra le genti, ergo le istanze di pace e amore. L’abito bianco sarà l’unico che Pippa porterà con sé, inevitabilmente si sporcherà e conserverà in sé le tracce di tutti i posti visitati, diventando diario di viaggio.

Pippa Bacca è partita da Milano l’8 marzo del 2008, non è più tornata. Il 31 marzo Pippa Bacca fu violentata e uccisa da un uomo che le aveva dato un passaggio, in Turchia.

Questa è una donna, questa la sua storia… non vi dico altro, vi lascio solo le parole di una canzone che le era cara e che l’ha ispirata:

«Della guerra sono ormai stanca

al lavoro di un tempo tornerei

 a un abito da sposa o a qualcosa di bianco 

per nascondere questa mia vocazione al trionfo e al pianto».

 

(Giovanna d’Arco – Fabrizio De Andrè)

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