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Lui aveva la testa china su Estrelle, la pizzicava, la stuzzicava… voleva da lei il massimo, voleva tirarle fuori l’anima e voleva che lei tirasse fuori la sua.

Aveva colori forti la sua tavolozza, la bambina ci sapeva fare… non l’aveva scelta a caso, era dietro una porta in quel negozio di cianfrusaglie.

Non sapeva neanche lui come avesse fatto a vederla, ma la volle e la ottenne.

Oh sì, Estrelle!

Lei suonava un vecchio blues, era arrivata alle radici di quell’uomo… e il blues era vecchio come i vecchi e vecchie e ataviche le corde di quell’uomo che vibrava su di lei.

L’aria era densa di fumo, di whiskey… e di lei.

La donna arrivò, si appoggiò allo stipite della porta; lui in quel momento si spingeva giù con le dita, verso la buca… si spingeva giù… per solleticare Estrelle a farle suonare le note proibite. La donna lo osservò, sospirò… lui alzò lo sguardo da Estrelle e la vide, rallentò il ritmo…

«Non fermarti».

Lui prosegui, Estrelle emise un gemito, la donna inarcò la schiena… una frustata non l’avrebbe scossa, quella carezza sì.

Si voltò e, ancheggiando, se ne andò.

Lasciò cadere un biglietto.

C’erano impresse le sue labbra.

 

(P.s. Abbiate la pazienza di arrivare al momento 0′ 38” del video … non ve ne pentirete!)

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