Tag

, , , , , , , , , , , , ,

Perfetti-sconosciuti-locandina

Prendete sette amici, tre coppie e un single… fatto? Organizzate una cena… fatto? E, ora, fate sì che la padrona di casa proponga provocatoriamente un “gioco della verità” dei nostri tempi… fatto?… No? Già mi guardate interrogativi e con sospetto… volete sapere in cosa consista precisamente il gioco…  ecco.. mettiamo che il gioco consista nel mettere al centro del tavolo tutti i telefoni dei commensali e, durante la serata, debba essere condivisa qualsiasi chiamata (in viva voce), qualsiasi nota vocale, qualsiasi messaggio, qualsiasi whattappata… fatto? … Cosa c’è? Vi vedo perplessi… lo chiedessero a noi di fare un simile gioco? Accetteremmo? Noi non so, ma i protagonisti dell’ultimo film di Paolo Genovese, Perfetti sconosciuti, sì. Inizia così, un po’ per sfida, un po’ per scherzo, fra le titubanze di qualcuno e la goliardia di qualcun’altro, un gioco al massacro, uno stillicidio che fa crollare  – ad ogni trillo della scatola nera dei segreti (così il regista definisce gli smartphone) – certezze, relazioni e ruoli.

Il film, ben orchestrato e scorrevole, alterna momenti di sana convivialità ad altri di nera ironia; i dialoghi sono brillanti anche quando sembrano ritirarsi nel confortevole terreno dell’ovvio e il cast ben assortito e coeso rende, senza appesantire, la coralità e quel senso di male di vivere in una «società così liquida da tracimare di continuo, sommergendo ogni nostra certezza, (che) fa paura a tutti, (di cui) tutti portiamo già le cicatrici»∗

Perfetti sconosciuti non è una banale commedia debitrice al cinema americano o francese del genere cena delle beffe e non va nemmeno interpretato come una semplice storia di tradimenti. Perfetti sconosciuti scatta un’istantanea all’oggi rilevando la nostra dipendenza dai telefonini, tablet e simili cui, pensando di essere al sicuro, affidiamo il nostro lato oscuro; fa riflettere sulle ipocrisie che regolano i rapporti sottolineando come non ne siano immuni neanche quelli di lunga durata. Il film, sms dopo sms, telefonata dopo telefonata, whatsappata dopo whatsappata spegne i riflettori sulle certezze di ognuno rendendolo estraneo e lontano, dimostrando – per dirla con una battuta affidata a Marco Giallini – che «siamo tutti frangibili».  Mi ha colpito molto l’uso di questa parola che mi fa pensare alla relazione che corre fra la frangibilità dell’umano e la frangibilità degli schermi o strumenti hi-tech che usiamo quotidianamente. Le parole… già, le parole! Quante ne sprechiamo, quante sono inutili e sporche di convenzioni e pregiudizi, quante sono superficiali… mentre ciò che realmente siamo, ciò che realmente proviamo resta sepolto in ognuno di noi costretto a procedere solo per la propria strada. E poi, inutile nascondersi dietro i “ti faccio sapere”… quante promesse inattese, ci vediamo non concretizzati… inutile illudersi di star bene o di essere troppo impegnati per donare un po’ di sé. Viviamo nell’epoca dei social network ma non siamo in grado di condividere nulla, troppo assetati di felicità e attenzioni per pensare di concederne anche solo poche briciole a qualcun’altro. E, poi, resta l’acre e serpeggiante leitmotiv che l’ipocrisia serva a salvaguardare il buon ordine delle cose e a tutelare la frangibilità delle persone. Lo scioglimento finale non consola… anzi, invita ciascuno di noi a riflettere come quanto accaduto sullo schermo non è così dissimile da ciò accade nella realtà… perché, di fondo, «ognuno di noi ha tre vite, una pubblica, una privata e una segreta».

 

∗ Paola Casella, Perfetti sconosciuti, http://www.mymovies.it
Annunci