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WP_20160118_002Lo scorso anno, grosso modo di questi tempi, concludevo la lettura del libro di Elena Ferrante: L’amica geniale

Qualche giorno fa ho concluso la lettura del libro di Silvia Avallone: Acciaio.

Eh ‘mbe? Vi starete chiedendo. Di ‘mbe ci sta che quando ho iniziato a leggere il romanzo della Avallone ho avuto una sorta di deja vu… era come se stessi leggendo qualcosa di già letto o che comunque ci somigliava:L’amica geniale! La sensazione di leggere due storie in qualche modo assimilabili è perdurata nel corso della lettura portando, però, alla luce differenze e sfumature.

Due ragazzine, un’amicizia, i maschi, l’ambiente proletario, gli stenti, regolamentari violenze quotidiane che rientrano nell’alveo della normalità sono ingredienti comuni, assieme ad altri dettagli, di entrambi i romanzi.

Il minimo comune denominatore – innegabilmente presente – è il rapporto di amicizia che lega le protagoniste di entrambi i romanzi. In sostanza usando un’equazione…

(ne L’amica geniale) Lenuccia : Lila = Anna : Francesca (in Acciaio)

Il rapporto che lega queste coppie di amiche è forte, viscerale, istintivo ma, reca anche piccole invidie, gelosie, cattiverie, ripicche. Le quattro protagoniste per affermare sé stesse nell’ambiente di provenienza da cui sperano, però, di emanciparsi ritagliandosi un posto nel mondo, usano ciò che hanno a disposizione: Lila la propria tempra, Lenuccia la cultura, Anna e Francesca la propria bellezza. Lila non riesce nell’emancipazione, Lenuccia sì. Anna e Francesca non ci è dato saperlo, per quanto la prima sogni di diventare qualcuno di importante (es. un ministro) e la seconda sogni di sfondare in tv; di conseguenza, possiamo immaginare che la differenza di ambizioni le porti in direzioni differenti, ma non possiamo valutare chi delle due possa effettivamente centrare l’obbiettivo prefisso. Altra cosa che accomuna le due amicizie è un rapporto non lineare, ma frastagliato, irregolare, fatto di distacchi improvvisi e imprevisti ritorni. In questo poker di personaggi femminili sono – con le dovute differenze – accostabili: da un lato Lenuccia e Anna, dall’altro Lila e Francesca. Lenuccia e Anna – più timida la prima, più disinvolta la seconda – si accaparrano più facilmente le simpatie del lettore, risultando più umili e gradevoli. Sono i personaggi cui è possibile andare a scuola e in seguito (supponiamo) all’università e la cultura sarà la loro forza nel processo di emancipazione rafforzando la loro autocoscienza, strumento indispensabili per un approccio critico e consapevole alla realtà. Lila e Francesca, personalità più ostiche e ruvide, capaci di rendersi antipatiche per taluni atteggiamenti di innata arroganza finiscono, nel tentativo di autoaffermazione, col vendersi. Lila baratta sé stessa sposando un negoziante del quartiere in odore di camorra; Francesca per esibirsi in quello che crede un nightclub esclusivo vende la propria verginità al gestore del locale. Sacrifici vani… o, almeno, quello di Lila sicuramente.

Se L’amica geniale ha come sfondo un quartiere popolare della Napoli degli anni Cinquanta e si avvale della partecipazione di un repertorio di varia umanità di stampo quasi teatrale, Acciaio ha come fondale i casermoni di un quartiere dormitorio di una Piombino del 2001, in uno scenario post-industriale, dove i giovani trovano consolazione nell’uso di droghe, bar e apparenze.

Pur essendo diversi gli anni e i luoghi in cui si svolgono le due vicende, ergo diversi e/o capovolti i valori e diversi i modi di intendere i rapporti umani e di vivere, i due romanzi possono comunque essere interpretati come i rovesci della medaglia di un comune male di vivere.

 

Quale mi è piaciuto di più? L’amica geniale! Struttura perfetta, scrittura sapiente, personaggi così vivi da pensare possano uscire dalle pagine.
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