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Trovo il Natale una festa deliziosa (… in tutti i sensi, compreso quello gastronomico), ma deliziosa ai limiti dell’indecenza… nel senso che non c’è festa più attesa, più citata, pìù… più, indecentemente, festa di tutte. Ha tutto di tutto… è così poco umile il Natale… con tutti quegli sfarzi, quei luccichii, quella voglia di luce, quell’atmosfera così piena di… di… così piena di, ripeto, TUTTO! Oh sì! Eccessivo, tracotante,  subdolo, adorable… merveilleux Natale! No! Vi prego… non mi attaccate la solfa dello spirito umile del Bambinello, ecc… la so già! E non provate nemmeno a contraddirmi in altro modo: mordo… e non come farebbero dei delicati cuccioli di dalmata! Mordo come morderebbe un lupo digiuno da mesi e anche un po’ incarognito dal sibilo di qualche sparo sentito troppo vicino!

Non vi allarmate cristianissime genti! Non intendo fare l’Anticristo della situazione… non voglio parlare, straparlare e/o discutere della festività in senso religioso. Al mio vaglio passa tutto quanto si è creato attorno all’originario nucleo di tale lieta ricorrenza… soprattutto in termini di emozioni e umori. Dove sta scritto che a Natale si debba essere per forza felici e sorridenti al punto da sembrare tutti colti da una fulminante paresi di idiozia?  Dove sta scritto che a Natale si debba essere stucchevolmente buoni? Uno non può semplicemente essere sé stesso godendosi la festa senza troppi giri di sorrisi e parole smielate? Senza troppe finzioni?… Questo ostentare ciò che non si è e ciò che non si prova è terribilmente ipocrita e mi incupisce. Mal tollero che gente impegnata tutto l’anno nello sport del cagarmi, improvvisamente senta il bisogno di dirmi che mi è affezionata e che sono speciale… prego??? Scusate, ma durante tutto l’anno dove siete stati? Io con chi ho condiviso le lacrime, le risate a crepapelle e le mie isterie? Chi siete? Non ci si è cagati tutto l’anno perchè con l’avvicinarsi del 25 dicembre mi dovete fracassare gli zebedei con messaggi, poesie, auguri, catene, canzoncine, preghiere… il tutto mai preceduto – per dire – da un banale, fottuto «Ciao!» … Chiedere «Come stai?» è una cosa che non sogno neanche da ubriaca fradicia! Qui, non si tratta di essere accondiscendenti e buoni… qua si tratta di ipocrisia! Lo stesso dicasi per quella gente che – per un motivo o per l’altro – si sa essersi comportata in maniera indegna, così come lo stesso vale per chi sente l’esigenza di fare a ogni costo una buona azione (finta come Giuda) solo per riscuotere consensi e mettersi in mostra (una manciata di like, fanno bene all’autostima più di una seduta dallo psicoterapeuta!). Codesta, poi, è anche la gente che si concede il lusso di fare la paternale sullo spirito natalizio e sulla necessità di essere buoni, altruisti, giusti. Ripeto, a me piace il Natale… ma io sono così, se penso una cosa… la penso sempre, anche quel giorno… non è che la mattina del 25 c.m. mi svegli sentendomi un’angelica farfalla scintillante felicità e il 26 – peggio di una metamorfosi kafkiana – mi ritrovo la cinica, fastidiosa, cupa orsa di sempre. Sono chi sono ogni giorno, a seconda di come mi sveglio!

E poi scusate, ma uno dei personaggi di fantasia che preferisco  è Crudelia De Mon al secolo Cruella de Vil…

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Non guardatemi così… nulla da dichiarare… mi piacciono i cattivi.

Ho sempre provato simpatia per Ebenezer Scrooge, per Fenice Nera, per John Milton… giusto per citarne alcuni! Gli eroi negativi credo di preferirli… sono più intellettualmente onesti e visibilmente coerenti… ed io ho bisogno di coerenza. E poi, lo ammetto… mi sono sempre piaciuti anche i malandrini… i cattivi ragazzi, ecco… ma di questo vi parlerò un’altra volta.

P.s. La lettura dell’articolo è sconsigliato alla gente affettatamente sensibile e/o debole nel cuore delle proprie convinzioni…

Ops… forse dovevo scriverlo prima…

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