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    “[…] era una sua abitudine ricorrere ai numeri al posto delle parole quando si sentiva in imbarazzo o non sapeva cosa dire. Era il suo sistema per comunicare con il mondo esterno. I numeri erano la mano destra che tendeva verso gli altri per farsela stringere.”

Queste poche, precise parole credo offrano nella loro sinteticità sia il dato che – tout court – descrive meglio uno dei personaggi centrali del romanzo (il professore del titolo), sia la portentosa abilità dell’autrice nel tracciare con poche e schiette pennellate verbali: ritratti, formule e situazioni.

Yoko Ogawa è una delle più apprezzate scrittrici giapponesi contemporanee, ha all’attivo numerose pubblicazioni tra saggistica e narrativa tradotte in varie lingue. La formula del professore è il suo romanzo di maggior successo, in Giappone è stato un vero e proprio caso editoriale e nel 2006 ne è stato tratto un film dal titolo The professor and his beloved equation diretto da Takashi Koizumi (allievo di Akira Kurosawa).

La storia de La formula del professore ruota, sostanzialmente, attorno al rapporto fra tre personaggi: il professore (un uomo di 64 anni, che – in seguito a un incidente stradale – ha subito un danno cerebrale che gli consente di avere un memoria che dura esattamente 80 minuti), la sua governante (giovane donna attorno ai trentanni che si occupa di accudire la casa e lui stesso; voce narrante) e Ruto (che significa radice quadrata, soprannome dato dal professore al figlio di dieci anni della governante). La governante e Ruto sono ben lontani dal mondo della matematica, tanto quanto il professore sembra esserlo dalla contemporaneità che suo malgrado vive e, allora, come fossero legati da un tacito e consuetudinario accordo ognuno fa la sua parte per aprire all’altro un sentiero che conduca al proprio mondo. In questo alternarsi continuo di teorie e riflessioni  (numeri primi, teorema di Fermat, divisori, formule di aree, logaritmi, numeri triangolari, teorema di Pitagora, etc) con scene di vita quotidiana (la cucina, le pulizie, le partite di baseball, etc), Yoko Ogawa dimostra tutta la sua sensibilità creando una trama omogenea e continua (quasi una carezza) che conduce il lettore per le vie della matematica, materia solo apparentemente ostile e priva di poesia.

Ma la formula del professore esiste? Sì:

e + 1 = 0

Non una formula casuale, ma la formula teorizzata da Eulero (altrimenti detta identità di Eulero) che circoscrive «un legame naturale tra numeri che sembrano assolutamente privi di alcuna relazione fra loro.»

In sostanza: come in matematica numeri apparentemente privi di legami possono coesistere all’interno di una stessa formula, così nella vita coesistono persone apparentemente prive di qualcosa in comune, ma legate da imperscrutabili piani divini che possono essere intuiti, ma non dimostrati.

Ergo, nel romanzo, volendo ricondurre il tutto a linguaggio matematico:

numeri : formule = persone : vita

Un romanzo affascinate, delicato e al contempo incisivo.

 

 

 

 

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