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“… il passato e il presente”. Era così che Auguste Rodin , considerato il padre della scultura moderna, amava definirsi. L’arte del suo tempo voleva che le sculture fossero stereotipate, ergo decorative e immediatamente riconoscibili. Rodin partì da studi tradizionali per poter carpire i segreti della umile e propria manualità artigiana al fine di piegare la materia – argilla o marmo che fosse – al suo estro. Amava il tatto e il contatto con le superfici che plasmava e, già in questo, emerge uno dei tratti distintivi della sua arte (quello su cui voglio concentrarmi in questo post): la sensualità. Per Rodin la scultura poteva essere esaltazione della vita e il marmo dare l’impressione della carne e nulla è più vitale della carne in preda alla passione. Tutto questo, con forza e potenza evocativa, confluisce nei suoi sbalzi, blocchi, incisioni, smussamenti dando vita a superfici complesse e vigorose. Questo è ciò che amo di Rodin: il percepire un fremito, un istinto, una pulsione che mi farebbe rimanere ore a fissare le sue opere. Non dico altro… lascio che per me parlino la sua arte e una sua citazione:

“In fondo l’arte non è che voluttà sessuale. Non è che il derivato della potenza dell’amore”

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Mani

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Danae

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Eterna primavera

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Il bacio

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Donna accucciata

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Eterno idolo

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Amor fugit

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La mano di Dio

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Sirene

 

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