Tag

, , , , , , , , , , ,

1280x720-aXq

D. ha quattordici anni (lo seguo, però, da che ne ha nove), il mio compito è aiutarlo nello studio delle materie umanistiche. D. è dislessico, ma anche iperattivo e con disturbi dell’attenzione… quando gli spiego qualcosa, questo qualcosa devo renderglielo appetibile e immediatamente fruibile… altrimenti è la fine, pomeriggio perso! D. è dotato, però, di una memoria straordinaria, sa essere arguto e quando si impegna scavalla tutti, non ha rivali; è un ragazzo molto riservato, però di me si fida e mi racconta un po’ tutto quel che gli passa per la testa.

Oggi doveva studiare le origini della poesia stilnovista, quindi la lirica provenzale e il concetto di amor cortese. Inizialmente mi ha seguito, ad un certo punto ha iniziato a guardare il soffitto, ad agitarsi più del solito, gli ho chiesto se fosse tutto ok o se avessi detto qualcosa di non chiaro, mi ha risposto:

«No, tutto chiaro.  però…»

«Però? Dai, lo sai… se non mi dici qual’è il problema, come faccio ad aiutarti?»

«Mmmh… posso farti una domanda?»

«Ovvio!»

«Ma di amore si muore?»

Momento di interdizione – mio! – mentre in un angolo della mia testa partiva la canzone di Lucio Battisti che non si muore per amore è una gran bella verità… e vorrei chiedergli se ha una domanda di riserva, ma dopo qualche secondo rispondo:

«No, in genere no…magari si soffre molto, ma propriamente di amore non si muore.»

«E Romeo e Giulietta, allora? E quando sento al telegiornale che due persone che si sono lasciate poi si uccidono?» ribatte prontamente.

«Ehm…vabbé… Shakespeare ha esagerato… » cerco di buttarla sul leggero sorridendo, ma lui non sorride. Capisco che devo inventarmi immediatamente un modo per spiegargli le cose, se no non studierà più. Respiro e dico:

«Quando parliamo di amore le cose sono un po’ complicate. Parlo di amore come il sentimento che è alla base del rapporto di due persone che si piacciono e decidono di stare insieme, come tuo padre e tua madre. Per il sentimento di amore in sé non si muore, si può soffrire molto… moltissimo… sentire male al cuore, allo stomaco e piangere… non voler mangiare, voler stare soli, chiudersi in casa…cose del genere, ma ti garantisco che si sopravvive. Quando due persone si amano, a volte sono molto gelose l’una dell’altra, così come capita anche che una delle due persone della coppia – ad un certo punto – non ami più l’altra decidendo di lasciarla. La persona lasciata soffre e non accetta di essere stata lasciata e può darsi che per il dolore smetta di ragionare e compia un’azione terribile come uccidere la persona che la fa soffrire. Sono stata abbastanza chiara?» Lui annuisce e chiede:

«Quindi per amore si impazzisce?» (dalla padella alla brace!!!)

«Può capitare che il dolore sia così forte, da non far ragionare le persone e che queste non capiscano più cosa è giusto e cosa non lo è. Ma stiamo parlando di casi particolari, non sempre le cose vanno così. Ci sono persone che si mettono insieme e sono felici per sempre e, poi, ci sono persone che si mettono insieme e dopo un po’, o dopo anni, pur volendosi bene non vogliono più stare insieme…»

«E perchè?»

«Perchè si sono accorti che non vogliono più le stesse cose, che non vogliono più condividere la loro vita, che il sentimento non è più forte come prima, perché si innamorano di altre persone… te l’ho detto, l’amore è un po’ complicato. Ma, D., questo non significa che dobbiamo avere paura o non dobbiamo innamorarci… non sono cose che si possono prevedere, uno fa del suo meglio per stare con un’altra persona e, poi, ogni storia ha la sua storia, in un certo senso. Romeo e Giulietta, sono un caso a parte… Shakespeare ci racconta una storia ed è una storia tragica. Ti ricordi quando abbiamo studiato il patto narrativo

«Si.»

«Cos’è?»

«Una specie di accordo per cui il lettore mette da parte le sue capacità critiche e finge di credere che la storia che sta raccontando lo scrittore sia vera. Lo scrittore si impegna a rendere il più possibile bella e credibile la storia.»

«Bravissimo! Shakespeare ci ha raccontato una storia e noi gli abbiamo creduto, ma non è detto che nella realtà sia sempre così.»

«Ok. Grazie, mamma e papà non me l’hanno saputo spiegare. Simo…»

«Dimmi…»

«Col cavolo che io smetto di mangiare per amore!»

Ci siamo fatti una bella risata, ci siamo divisi un Kinder bueno e ci siamo rimessi a lavoro.

Non so perché ve l’ho raccontato, forse l’ho fatto più per me stessa… non volevo dimenticare. Mi ha colpito quello che lui ha percepito… e mi ha colpito che volesse spiegazioni, che le pretendesse… non voleva storie, voleva la verità. Talvolta i ragazzi mi fanno arrabbiare, ma basta un pomeriggio così e mi carico di voglia di fare e lottare per loro e con loro.

 

 

Annunci