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cuoca

La formula estasi culinarie (presa a prestito dal titolo di un libro di Muriel Barbery) ben descrive le sensazioni provate oggi. Tutto è iniziato qualche giorno fa, quando mio fratello mi ha chiesto di cucinargli il cous-cous con le verdure (la mia ricetta cavallo di battaglia ai tempi dell’università). Naturalmente, la sua richiesta mi ha fatto piacere… se non fosse che non cucinavo da “secoli”. Quando vivevo a Perugia mi dilettavo parecchio, ma da quando son tornata a stare con i miei… beh, diciamo che mia madre difficilmente mi permette di armeggiare nella SUA cucina. Oggi ha fatto un’eccezione, così mi sono messa all’opera (e alla prova).

Ho cominciato mettendo musica in sottofondo al giusto volume (un po’ di Django Reinhardt misto ad un po’ di Nina Simone ed Etta James) e ho disposto tutti gli ingredienti che mi sarebbero serviti di lì a poco per creare il condimento.

Ho mondato e lavato le verdure con cura certosina… la musica era piacevole, l’aria mite e il sole – di stampo quasi primaverile – illuminava la cucina conferendogli un atmosfera surreale. C’ero solo io (per una volta), padrona di muovermi in quello spazio. Ho fatto a pezzi i peperoni e le patate sulle note di Wild is the wind e, sulle note di Charlestonle ho fatte sfumare con del vino bianco e ho, poi, aggiunto un po’ d’acqua lasciandole ammorbidire a fuoco lento. Nel frattempo, ho ridotto a fette le zucchine… lentamente… senza fretta, assaporando la buccia verde smeraldo scricchiolare al passaggio impietoso della lama. Ho unito le zucchine agli ingredienti già in pentola, mescolando con delicatezza mentre, al ritmo suadente di At lastsentivo i profumi delle verdure salire – a poco, a poco – verso le narici che si aprivano voluttuose. Strano, quasi impossibile da credersi, come si distinguessero nitidamente le intime essenze di quei cibi sul fuoco. ..

Credo sia stato quello il momento in cui ho smesso di pensare… sono entrata in una specie di automatismo e – guidata dalla musica e dall’istinto – ho fatto a pezzi melanzane e pelati, aggiustato di sale e aggiunto le spezie. Al calore, le esalazioni del curry mi hanno cinta  dipingendo di rosso, ocra e arancio le emozioni per, poi, farle volare lontano. Avevo quasi la sensazione di non essere realmente impegnata in un’azione terrena e semplice come cucinare, non avevo cognizione di ciò che stessi facendo e perchè, era come se la mente fosse spenta e il corpo obbedisse a sè stesso… Sono stati tre quarti d’ora intensi… sì, solo tre quarti d’ora! Poi il citofono ha emesso un suono gracchiante, mia madre è tornata e poco dopo mio fratello… quando sono rientrata in cucina tutto era come al solito, normale… privo di luce abbacinante e privo di sensazioni strane… poi la musica mi ha raggiunta come un tappeto che si era solo appena scostato e i profumi hanno solleticato le mie narici… ma piano, in segreto… solo mie, personali estasi culinarie.

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