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scrivere

Sono anni che lavoro con ragazzi under 20 e un dato – indipendentemente da età, background familiare, istituto frequentato – li accomuna tutti: non sanno scrivere. Naturalmente, non posso fare di tutta l’erba un fascio… parlo della mia esperienza e anche – in parte – in base a ciò che mi hanno fatto presente degli insegnanti. I ragazzi oggi sono abituati alla comunicazione veloce, scrivono gli elaborati scolastici come se scrivessero i messaggi su Whatsapp, al posto delle parole userebbero volentieri le faccine, senza sprecarsi troppo a cercare le parole giuste… tanto l’una vale l’altra! Non voglio essere paranoica e farla tragica, ma se chiedete a un ragazzo che frequenta un istituto secondario di farvi un tema (senza troppe complicazioni) su sé stesso – ammesso che (come mi è capitato) non vi chieda: devo scrivere con la penna? – in buona parte dei casi si seguirà il seguente iter:

  1. momentaneo blocco dello scrittore dovuto all’imbarazzo della pagina bianca e alla difficoltà di reperire il giusto incipit (durata media stimata 15-20 minuti);
  2. illuminazione e stesura dell’elaborato in – se va bene – una colonna e mezza (durata media stimata 40-60 minuti);
  3. consegna spossata dell’elaborato con relativo massaggio alla mano scrivente affetta da crampo dello scrivano.

Le “tragedie” non son finite, anzi, in realtà iniziano con la lettura e ve le riassumo a mo’ di titoli cinematografici:

  • Mai con una sconosciuta: la punteggiatura (Gli antichi avevano capito che era inutile, ecco perché non la usavano. – Commento critico a cura di G, 17 anni).
  • Il trionfo della frase minima (Ma perché tutti i complementi non si chiamano complemento oggetto? – Commento critico a cura di M, 14 anni).
  • Cercasi Logica disperatamente (Simo’ mica posso stare a badare che devo scrivere delle cose che si collegano le une alle altre! – Commento critico a cura di A, 18 anni)
  • Grammatica e sintassi. Non mi posso ricordare tutto il libro e scrivere come dice lui (sottotitolo inclusivo di commento critico di D. 15 anni)

Non mi credete? Ve ne fornisco un saggio:

La scelta l’avrei presa. Se avrei dovuto. Mi muovo. Mi muovo per andare dalla scuola alla casa mia con la scelta della macchina. La macchina si muove sola. In moto se piove ti bagni.

Vi giuro che non è uno scherzo! Non pubblico la foto del quaderno perché sarebbero inclusi dati personali, se no ve ne darei prova visiva.

Inoltre, i ragazzi non sono abituati a prestare attenzione troppo a lungo, così come non sanno cercare e ricercare informazioni… fosse per loro risolverebbero qualsiasi problema con una ricerca su Google o con Yahoo Answers.

Mi chiedo se ci sia qualcuno cui attribuire la responsabilità di un simile sfacelo. Non posso certo prendermela con i ragazzi… per quanto un ragazzo possa essere “testone” o non voler studiare, possibile che nessuna figura (scolastica e/o familiare) sia stato capace di fargli apprendere i requisiti minimi della nostra lingua e di organizzare i pensieri in un discorso logico? Non pretendo la luna… non mi pare sia troppo chiedere che questi ragazzi siano in grado di esprimersi correttamente. Ma gli insegnanti se la prendono con i genitori, con la tv, con la tecnologia, con l’eccesso di “psicologismo”; i genitori se la prendono con gli insegnati (colpevoli di ledere l’autostima dei figli, di caricare troppo, di aspettarsi cose assurde da dei poveri ragazzi), se la prendono con i tempi che sono cambiati e mica loro possono permettere che i propri figli non abbiano tutto ciò che desiderano!

E i ragazzi?

I ragazzi gongolano in mezzo alla diatriba… nel frattempo giocano a Candy Crush, ovviamente sul loro smart-phone di ultima generazione!

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