Tag

, , , , , , , , , , , ,

418px-giuseppe_arcimboldo

Mettendo ordine nella sezione dedicata all’arte della mia personale biblioteca, è venuto fuori un fascicolo della collana Dossier Art della Giunti dedicato a Giuseppe Arcimboldi, così mi è venuta voglia di parlarvi di questo artista un po’ fuori dagli schemi.

Giuseppe Arcimboldo (o Arcimboldi, come spesso viene citato nelle cronache cittadine della sua epoca) nacque a Milano nel 1527. Tralasciando le sue vicissitudini e i suoi lavori precedenti, la sua arte diviene – per me – interessante a partire dal 1562, anno in cui venne chiamato a Vienna alla corte degli Asburgo da Massimiliano II. Qui lavorò come ritrattista e coreografo. A Vienna Arcimboldo ebbe modo di far venir fuori tutto il suo estro e iniziò a realizzare ritratti grotteschi ottenuti assemblando in maniera impeccabile vegetali e animali. Risalgono a quel periodo opere come:

Le quattro stagioni

Le quattro stagioni (1563) che qui, per ragioni di spazio vedete assemblate in un’unica immagine.

E

Il bibliotecario

Il bibliotecario (1565) ottenuto combinando una serie di libri e – a mio personale avviso – molto moderno e innovativo, tanto da far venire in mente una sorta di cubismo ante litteram. 

Alla morte di Massimiliano II (1576) Giuseppe Arcimboldo passò al servizio del successore Rodolfo II, seguendolo anche a Praga quando la corte si stabilì in quella città e divenendo uno degli artisti favoriti dall’imperatore. Per Rodolfo II, Arcimboldo realizzò numerose opere che confluirono nelle cosiddette Wunderkammern (ossia le Sale delle Meraviglie) del Castello di Praga in cui erano raccolte le collezioni di oggetti straordinari (altrimenti detti mirabilia, naturalia et artificialia). Fra le varie opere realizzate per l’imperatore una delle più conosciute è il celebre ritratto:

Rodolfo II Vertumno

Rodolfo II Vertumno (1590)

L’imperatore fu ritratto nei panni di Vertumno (il dio romano delle stagioni), l’opera si presenta come una sapiente e ricercata disposizione di frutti e fiori per simboleggiare che l’imperatore è emblema della sintesi del creato.

Spesso Arcimboldo viene classificato come manierista (Manierismo), ma – a mio parere – la sua maniera non è totalmente ascrivibile a tale corrente artistica, almeno a quella comunemente intesa. Arcimboldo, a suo modo, seppe discostarsi dal filone tradizionale cercando un suo personale linguaggio e uno stile originale, offrendo l’alternativa di un punto di vista altro rispetto a come siamo soliti intendere e vedere le cose. I suoi ritratti fatti con ortaggi, fiori e frutti sono sia ritratti, sia nature morte… a seconda del punto di vista da cui li guardi. Non mi credete? Provate a a guardare allora L’ortolano, guardando il quadro dritto, eccovi (appunto) l’ortolano:

arcimboldi-ortolano-ortaggi-ciotola

Guardando capovolto, ecco a voi un vaso pieno di frutti e ortaggi…

arcimboldi-ortaggi-ortolano-rovesciato

NON ERA GENIALE???

Annunci