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Tu ritorni. Ritorni nelle giornate come questa, quando camminando per le strade di buon mattino e costeggiando le abitazioni, dalle cantine risale l’odore dei mosti. Sento così viva la presenza in quel profumo. Quel profumo, per me, sei tu. Quel profumo sono le tue mani forti e i tuoi occhi vivaci, quel profumo è tutto ciò che mi hai insegnato… è tutto quel che resta e tutto quel che è perso.

Decido di andare, di prendere la strada verso il mare, di attraversare le contrade che portano verso i tuoi terreni… terreni che non sono più tuoi, ma per me saranno sempre tuoi. Mi prende l’incolpevole rimpianto di essere stata troppo giovane all’epoca, non avevo voce in capitolo per impedire lo scempio della vendita, vendita che avresti giustificato dicendo: «a volte si fanno scelte brutte in cui ti pare che i soldi sono più importanti del voler bene, ma non è proprio così». Il cancello è aperto e il tendone ormai privo di grappoli, hanno già raccolto tutta l’uva primitivo. Il nuovo padrone è dall’altra parte del terreno, ma mi vede, incuriosito si avvicina e mi riconosce; è un tuo parente alla lontana e di fondo lo tiene ben in salute il tuo vitigno. Mi dice che ha da fare e si deve sbrigare, ma io posso entrare e fare un giro se mi va… tanto i terreni li conosco! Tutto è pressoché invariato: l’uva fragola attorno alla camera degli attrezzi, il pozzo e l’albero di fichi alla cui ombra sedevi in attesa finisse il turno dell’irrigazione. Mi avvicino a un fusto, lo accarezzo… è tiepido e ruvido… sento che sei qui… l’onda dei ricordi mi assale e sono di nuovo con te in motocarro, sono di nuovo con te che mi regali la zappa più piccola delle tue, sono di nuovo con te che mi insegni a riconoscere i  succhioni e le malattie, sono di nuovo con te a vegliare le gemme che porteranno l’uva nella debita stagione, sono di nuovo con te la prima volta che mi hai permesso di partecipare al taglio per la vendemmia. Sono di nuovo con te e tu sei di nuovo con me. Penso a tutto ciò che non sarebbe successo, a ciò che non avresti permesso se la malattia non ti avesse portato via… e penso a tutte la volte che non mi sarebbe mancato l’abbraccio e il porto sicuro dell’unico uomo con cui mi sia sentita invincibile. Le lacrime mi pungono gli occhi, ma penso a una frase di Erri De Luca che dice che quando ti viene una nostalgia, non è mancanza, è presenza… arriva qualcuno da lontano a farti compagnia. Allora comprendo che tu sei qui e io posso guardare serenamente il cielo e dirti: «Ti voglio bene, nonno.»

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