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Premessa: NON sono parte in causa (ma – nella vita – mai dire mai)

Situazione di partenza: reduce da una disputatio in utramque partem con mia madre (annata ’56) sulla convenienza da parte di persone single di intrecciare liaison con persone impegnate (a vario titolo). Mi spiego.

Vicenda: in un ridente paesino pugliese un uomo e una donna si incontrano. Lui ha 54 anni, lei 35. Lui è sposato. Lei è single. Lui inizia manovre di avvicinamento con fare rassicurante e confidenziale, lei si fida, il rapporto cresce, lui ci prova, lei ci sta. Lui lascia la moglie e si rifà una vita (felice) con lei.

Querelle: a pranzo mia madre – di punto in bianco – inizia una tiritera su quanto trovi rivoltante la situazione della vicenda appena narrata attribuendo a lei tutte le colpe (e rivestendola anche di qualche epiteto ingiurioso). NON SONO D’ACCORDO. Non lo sono per niente.

Ok, andiamo per gradi.

Parto dal fatto che… sì, è moralmente ed eticamente scorretto… non solo per chi dice di credere fortemente nei dettami religiosi, ma anche umanamente. Non si fa. O almeno, non si dovrebbe fare. Ma la mia – minuscola – esperienza di vita mi ha insegnato che le cose non vanno sempre come nell’ideale mondo della pubblicità e/o delle favole. Nella realtà accadono cose che non ci si aspetta e per giudicare (ammesso che giudicare sia possibile) occorre viverle certe situazioni. Sono fermamente convinta che le cose si facciano in due, se proprio devo dare delle colpe (nella realtà non ne do) le do ad entrambi… fifty/fifty. Senza raccomandazioni. Anzi se devo essere sincera io sono – in un certo senso – dalla parte dell’amante… sostanzialmente lei era libera, le si è presentata un’occasione, l’ha voluta cogliere e vivere… l’è andata bene (così come poteva andarle male). Non prendiamoci per il culo… guardiamo le cose per quello che sono, senza pregiudizi. Chi era impegnato, chi era responsabile della felicità di altre persone, chi aveva dei doveri (sanciti dalla religione e dalla legge) era lui. A lui spettava rispettare e tutelare i suoi affetti, senza metterli a repentaglio (… e tralascio qui, per motivi di lunghezza, l’annosa questione su cosa spinga una persona impegnata a cercare altro… oltre ai bassi istinti, ovviamente!). Lei non aveva legami. Ha pensato a sé stessa (e non facciamo i bigotti… nella realtà che viviamo gli altruismi non sono troppo di moda e chi se ne avvale una rarità). Mi è capitato anni fa di essere corteggiata da un tizio all’epoca fidanzato, ho respinto le sue avances, lui – candidamente – mi ha chiesto perchè rifiutavo dato che era chiaro che lui mi intrigasse. Ho risposto che rifiutavo per rispetto di me stessa e della sua compagna, cui lui non stava pensando. La risposta (disarmante) fu: “Abbi pazienza, se non me ne sto fregando niente io di lei e io ci sto insieme e le voglio bene, a te che cazzo te ne frega?”. Discorso di merda, domanda pertinente. A me cosa fregava… già! A caldo e con la spavalderia dei miei 25 anni lo mandai a cagare, ma quando ho analizzato a mente fredda il suo discorso, i passaggi che lo sottendono sono di una logica cristallina. Nessuna interpretazione, dati di fatto consequenziali e logici.

Non sono nessuno per giudicare la coppia della vicenda narrata, certo… hanno fatto del male a delle persone (chi è senza peccato scagli la prima pietra), ma adesso loro stanno bene. Li guardo, osservo… vedo dei sentimenti, non capricci, lui lo vedo immerso in una serena tenerezza quando accudisce la bimba nata da pochi mesi, lei è raggiante… e allora? Sono due persone, che pur a scapito del resto, si stanno godendo – citando Kafka – un’assolata striscia di felicità, la loro personale striscia di felicità.

P.s. Le presenti considerazioni – ai sensi della legge etc etc – sono valide per entrambi i sessi e per persone di tutte le età e tutte le nazionalità.

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