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Cesare Pavese ne Il mestiere di vivere scrive:

“L’ unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante.”

Condivido (sia nel senso che sono d’accordo, sia nel senso che ve ne faccio partecipi) queste parole.

Pavese continua, scrivendo:

“Quando manca questo senso – prigione, malattia, abitudine, stupidità, – si vorrebbe morire.”

Oggettivamente è così, quando manca questo senso di gioia in ciò che si fa… in ciò che si inizia (ma non solo, anche in ciò che si continua, penso… perchè una cosa che continua – in teoria – dovrebbe alimentare la gioia iniziale) tutto si sgretola, perdendo di valore.

La cosa che più mi piace della parte iniziale della citazione di Pavese è che il cominciare non è riconducibile all’atto iniziale in se compiuto e finito, ma è – invece qualcosa che si può reiterare sempre, ad ogni istante… esperienza sempre nuova, mai chiusa. Anche se, devo ammettere, ri-cominciare dopo essersi fermati sembra difficile (quasi come la prima volta che l’istruttore di guida ti dice di immetterti nel flusso del traffico) e crea anche un po’ d’ansia.

Non scrivo da un po’ sul blog e temo di aver rotto un filo con chi mi leggeva… ma – nonostante i miei timori – sono qui anche perché posso tentare di fuggire, posso evitare, ostinarmi, dire di no… non c’è verso, la scrittura viene sempre a riprendermi.

SONO TORNATA!

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