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B7tCLlIIMAA43nkMolti di voi avranno sentito del brulicare in rete dell’iniziativa #IOLEGGOPERCHè. Non mi dilungo a spiegare in cosa consista, lo si trova facilmente sul web (oppure cliccate qui).

Comincio col dire che io sono una lettrice compulsiva. Personalmente, senza almeno un libro da leggere non ci so stare… posso resistere a tutto… guardare vetrine di scarpe, vestiti e gioielli per poi tirar dritto per la mia strada, ma se passo davanti a una libreria… non resisto! Devo entrarvi ed è raro (se non impossibile!) esca senza aver comprato qualcosa. Quando ho sentito dell’iniziativa, ho pensato: «Wow! Finalmente si son decisi a far qualcosa!» L’idea di diventare messaggera (così si chiama chi aderisce a #ioleggoperché) mi stuzzicava, senza contare che avere in regalo un kit di 24 libri da poter distribuire in giro a chi meglio mi fosse passato per la testa invitandolo a leggere e diventando un’untrice a piede libero della mia passione… beh… mi è sembrata fichissima. Di istinto ho deciso di aderire all’iniziativa.

Non ero e non sono d’accordo con chi ha detto e continua a dire che sono stati scelti libri stereotipati da stampare. Sarò ignorante io, ma non conoscevo diversi autori pubblicati dalle case editrici che partecipano a #Ioleggoperché. Al contrario, trovo che il kit contenga titoli vari per genere e stile e – quindi – capace di andare incontro a diversi gusti ed esigenze. Probabilmente, l’iniziale – febbricitante – voglia di condivisone sarebbe perdurata ancora qualche giorno se non avessi saputo che, a fronte di un numero crescente di aderenti all’iniziativa, i libri del kit anziché essere 24  sono diventati 12 (e in più due copie per sei titoli). La cosa non mi è piaciuta e mi è anche un po’ puzzata delle solite cose all’italiana… ! Ad ogni modo: dapprima, mi sono consolata pensando che alla fine più persone aderiscono meglio è… poi, riflettendoci su a mente fredda, è emersa qualche perplessità…non tanto sul numero di libri del kit, ma sull’iniziativa in generale.

Concordo sul fatto che, a fronte del dato inquietante emerso dalle ultime statistiche attestante un calo di ottocentomila lettori fra il 2013 e il 2014, occorra far qualcosa, ma non sono totalmente convinta della validità e del metodo qui in questione. Sono colta dal dubbio che passato l’entusiasmo per la novità dell’iniziativa ed esaurito il potere trainante dei volti noti aderenti all’iniziativa (Linus, Samuele Bersani, Neri Marcorè, Lella Costa, Saturnino, Dario Vergassola e così via) le luci su quel vizio meraviglioso che è la lettura si spegneranno e… chi si è visto, si è visto. Mi chiedo se non fosse il caso di agire – anziché sui lettori – alla base del sistema editoria-libreria per comprendere quali siano le cause effettive di questa caduta in picchiata di lettori.

Mi spiego.

Che la gente non legga è dato certo. L’iniziativa in questione punta sui lettori. E come lo fa? Lo fa stampando un monte di 240.000 copie (e mi chiedo: ma l’editoria non era in crisi?) da distribuire gratis avvalendosi dei lettori incalliti che dovrebbero – a mo’ di virus – contagiare i non lettori. E poi? L’anno prossimo quanti libri stamperanno per illudersi di aver fatto qualcosa per risolvere un problema che, invece, sarà sempre lì? Ergo, secondo me, i lettori… o meglio, i non lettori… sono lo strato superficiale del problema. Piuttosto che regalar loro un libro (che con ogni probabilità non leggeranno o useranno – secondo il migliore stereotipo – per non far traballare qualche mobile) non sarebbe il caso di chiedersi perché quel non lettore non compra un libro o non lo chiede in prestito e – in sostanza – non legge? Il problema è solo il non lettore? O c’è un problema di fondo che riguarda l’editoria, il modo di proporre un prodotto, il prodotto in sé e il parterre intellettuale del nostro Paese? Ci sono delle concause che coinvolgono lettori, editori e intellettuali? E in tutto ciò le istituzioni scolastiche che ruolo hanno? Il problema credo sia molto più profondo e complesso e i lettori sono l’ultimo anello di una catena produttiva. Mi duole dover parlare di libri e letteratura in termini di prodotto, ma così è ed è innegabile. Solo individuando il male, il o i meccanismi che si inceppano in questo sistema di produzione si può proporre la cura… ammesso che ci sia e sia plausibile.

La domanda mi sorge spontanea: dopo il 23 aprile si parlerà ancora di libri? Ci sarà gente a postare citazioni e il motivo per cui legge sul sito?

Non fraintendetemi! Non sono una guastafeste!

A fronte del silenzio totale, del non parlarne questa iniziativa ha sicuramente il merito di puntare i riflettori sul problema e di smuovere un po’ le acque… cosa non facile e non da poco. La questione è un altra: per quanto meritevole, non so quanto #Ioleggoperché porterà dei frutti e se di questi frutti la gente e la cultura potranno goderne… io me lo auguro e lo auguro a tutti i bibliotecari, ai librai, agli editori e a chi fa il suo mestiere con passione.

Ad ogni modo, ne riparleremo!

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