Tag

, , , , , , , , , ,

Qualche tempo fa, sfogliando una rivista, mi sono imbattuta nel titolo: L’oroscopo psicologico; incuriosita, ho letto l’articolo: in sostanza, proponeva una di quelle pseudo-catene di Sant’Antonio che ti promettono la realizzazione di un desiderio se invii in un tempo dato lo stesso messaggio a un certo numero di persone. Ma non solo, l’autore dell’articolo (qualificatosi come esperto in leggende metropolitane) sosteneva che la catena avesse anche una validità psicologica deducibile dal tipo di risposte e dai tempi impiegati. Ho letto la catena, l’ho fatta (lo ammetto! Però non l’ho inviata a nessuno), ho letto il mio presunto profilo e… ho girato pagina e ho continuato a sfogliare la rivista.

Qualche giorno fa controllando una delle mie mail cosa ci trovo? La stessa catena! Ho riso e non ci ho fatto caso.

Oggi solito controllo della posta e… ta-daaa! Eccola lì! Un’altra volta.

Ho deciso che era un segno del destino e ho fatto qualche piccola ricerca, scoprendo un microcosmo di informazioni che non sospettavo.

Partendo dalle origini del fenomeno, la nascita di queste amate-odiate catene pare risalga agli anni Quaranta – Cinquanta del Novecento quando era in uso inviare lettere o cartoline postali, ad amici o conoscenti, con la richiesta di  preghiere e devozioni  in cambio dell’aiuto ultraterreno del santo, santa o altra divinità cui ci si rivolgeva. Nella lingua italiana si è attestato l’uso della definizione catena di Sant’Antonio perché, quest’ultimo, è uno dei principali santi oggetto di devozione popolare. Il testo base era, solitamente, qualcosa tipo: Recita tre Ave Maria a Sant’Antonio (o altro santo/a a seconda del caso), proseguiva descrivendo le fortune capitate a chi l’aveva ricopiata e distribuita a parenti e amici e le disgrazie che avevano colpito chi invece ne aveva interrotto la diffusione.

Col passare del tempo, l’evolversi della società e dei mezzi di comunicazione si è andata via via diversificando sia la tipologia del messaggio, sia il mezzo di diffusione.

Per quel che riguarda la tipologia del messaggio sono “in giro”:

  • la classica lettera portafortuna che per esser tale va diffusa ad un numero variabile di persone;
  • la richiesta di aiuto per bambini e/o persone malate, cuccioli da salvare, etc. che fa presa e/o manipola le emozioni;
  • la minaccia di sfortuna o malocchio in caso di mancato adempimento delle condizioni imposte dalla lettera.

I mezzi di diffusione sono passati dalla cartolina e/o lettera allo scrivere le catene sulle banconote, ad inviarle via sms o via e-mail (anche se la netiquette – una sorta di consuetudinario bon ton degli internauti – in teoria, aborrisce le catene di Sant’Antonio!) passando per il fax per infine approdare su Whatsapp. Inoltre, se prima era previsto che le copie da diffondere fossero stilate a mano, ora – fra fotocopiatrici e risorse telematiche e/o elettroniche- siamo sollevati da quel onere risparmiando tempo… e bypassando il caro, vecchio crampo dello scrivano. L’evoluzione dei mezzi e dei sistemi non ha, però, solo connotazioni positive. Alla versione 2.0 delle catene di Sant’Antonio sono, infatti, legati alcuni risvolti spiacevoli:bufale (cosiddette hoax), spam e i sistemi piramidali.

Le bufale altro non sono che messaggi contenenti un “avvertimento”. Tali beffe nascono negli anni Settanta – Ottanta per mezzo dello xerox-lore, cioè testi che – di fotocopia in fotocopia – venivano diffusi per avvertire di un supposto pericolo. Due dei testi più celebri diffusi in quegli anni sono uno sugli additivi alimentari e uno su presunti tatuaggi o figurine all’LSD. In tempi più recenti, si è passati dalla diffusione attraverso le fotocopie a quella a mezzo posta elettronica, ma sempre di bufale si tratta! (Per ulteriori notizie in merito:

http://web.archive.org/web/20051217225933/http://www.newsky.it/umorismo/leggende/genesi.htm)

Altre volte, l’e.mail-catena di Sant’Antonio, sono usate per incrementare il fenomeno illegale degli spam (si tratta, generalmente, di messaggi commerciali che ci vengono inviati senza che ne abbiamo fatto richiesta). In cosa consistono o come funzionano? Chi avvia la catena (detto spammer), riceve migliaia di messaggi di ritorno dai quali (grazie ad un apposito programma) estrae un gran numero di indirizzi da rivendere a prezzo elevato a chi li riutilizzerà a scopi commerciali o per vere e proprie truffe.

Si cade dalla padella alla brace con i sistemi piramidali. Questi si basano su un modello di marketing (detto, appunto piramidale) caratterizzato da un peculiare sistema commerciale che implica lo scambio di denaro per reclutare e introdurre nuovi individui nella base di una immaginaria piramide di guadagni. Ovviamente la base della piramide (rappresentata da un gran numero di persone) guadagna poco o nulla e man mano che si sale verso il vertice (dove ci sono pochissime – se non proprio singole – persone) aumentano gli introiti. Per partecipare a questo modello, ogni nuovo individuo deve pagare una quota di ingresso e deve impegnarsi a cooptare altra gente da far entrare nel sistema, in modo da salire verso il vertice della piramide il più velocemente possibile. E qui subentra internet – quale mezzo efficace e rapido per attuare il reclutamento – soprattutto, attraverso giri di e-mail e social network. Generalmente, attirata dalla chimera di facili guadagni (che tali catene promettono a fronte di quello che viene definito un piccolo sacrificio per il futuro) la gente abbocca. Si crea, così, un sistema economico non sostenibile (che non porta cioè alcuno sviluppo e/o miglioramento delle condizioni di partenza) in cui gli ultimi (i reclutati) pagano i primi (chi ha organizzato la catena), in cui il flusso di denaro va da molti verso pochi e in cui la scalata al vertice della piramide è impossibile. (Per ulteriori informazioni:http://www.uagna.it/web/truffe-online-le-catene-di-sant-antonio-4014)

Questo è, grossomodo, quanto ho scoperto in un paio d’ore di letture… e pensare che quando ho digitato per la prima volta su Google catene di sant’Antonio, pensavo si trattasse di un argomento giocoso fine a sé stesso!

A parte tutto, mi da molto da pensare che queste catene continuino a godere di ottima salute, sia quando si tratta di messaggi innocui, sia quando si tratta di messaggi truffaldini. Nel primo caso, credo si tratti di un atavico istinto alla superstizione – latente nell’uomo – che irrazionalmente preferisce affidarsi a un fato (benevolo o malvagio, a seconda del caso), ad un ordine superiore che sovrintende e gestisce il quotidiano. Tanto per gli oroscopi, quanto per queste catene l’orgoglio si fa scudo del classico: «Non ci credo, però… (leggo o rispondo)». Nonostante il corrente anno 2015, c’è (ahimè!) gente che crede nella sfortuna, nel malocchio, etc. e che si indebita per sconfiggere il frutto di una irrazionale paura. Eppure, c’è chi giura che queste cose esistono, libero ciascuno di crederci o meno!

Nel caso di catene a scopo truffaldino (con riferimento, nella fattispecie, ai sistemi piramidali), avendo fiducia nella ratio umana, credo (soprattutto alla luce del difficile momento socio-storico-economico che viviamo) che la gente ci cada più o meno inconsapevolmente spinta dal desiderio, dalla speranza di poter migliorare la propria condizione. E quale modo migliore per scrollarsi (per lo meno idealmente) di dosso la sensazione di crisi dilagante, se non sperare in facili guadagni?

Comunque, che piaccia o no, quanto detto esiste… quindi occhio alla prossima catena che vi arriva!  Se vi promettono la luna, non credetegli e cercate di tenere i piedi per terra!

Annunci