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Mettete una sera a Monopoli e mettete che una passeggiata per il centro storico riporti alla mente di aver letto da qualche parte di un localino in zona che, pare, proponga specialità della cucina spagnola…
«Si chiama qualcosa tipo Il gatto» dice un amico.
Per fortuna gli smart-phone hanno una loro utilità.
Penso che per la lingua spagnola la parola gatto con due T non è plausibile e digito gato monopoli… et-voilà! Eccolo!
El gato borracho! Deciso! Ci andiamo!
Ci accoglie cortesemente e allegramente il proprietario, non è molto tardi e nel locale c’è poca gente.
Do un’occhiata al menù, scopro che ci sono sì piatti della tradizione spagnola, ma non solo… ce ne sono anche della tradizione italiana (es. pizze, taglieri), araba (es. cous-cous), argentina (es. entrecote), eccetera… quindi, definirlo un locale spagnolo mi pare riduttivo.
Vengo colpita dalle insalate… le vorrei assaggiare tutte, ma mi conquista la Santafesina con insalata verde, radicchio, gamberetti, mais, melone, ananas, fragole e aceto balsamico caramellato. L’insalata arriva, tutti gli ingredienti sono visibili e l’aceto caramellato ancora tiepido, assaggio con curiosità ed è davvero buona. Gli altri hanno ordinato un po’ di tutto: paella, antipasti di mare, carne (tutto molto buono, tutti sono d’accordo e soddisfatti). Ma il menù di El gato borracho prevede anche stuzzicherie, pucce, cocktail, dolci… insomma un po’ di tutto che ne fa un posto in cui andare anche se il gruppo di amici ha diversi gusti ed esigenze. Finita la cena il cameriere (di cui non ricordo il nome) ci chiede se gradiamo qualcosa… un dolce… un rhum, un ron, un rum (scopro così che le varie denominazioni che non sono solo un fatto linguistico, ma indicano precise differenze organolettiche dei distillati… mi piace ‘sto posto! Ho anche arricchito il mio bagaglio alcoolico-culturale!). Ci facciamo consigliare da lui un distillato, fra i vari nomi che fa c’è lo Dzama (che ricordo di aver bevuto da qualche parte) e decido di prenderlo, seguita dagli altri. Ci arriva il rhum accompagnato da un vassoio di piccola pasticceria… l’accoppiata è azzeccatissima.
Chiediamo il conto, il costo è nella media tranne per la “brutta sorpresa” che il rhum ci è costato 8 euro a bicchiere… mortacci! (Scusate la volgarità!). Onestamente non ci aspettavamo costasse tanto, ma la colpa non è dell‘infigardo cameriere (non del tutto innocente, per carità… ma da bravo esperto del mestiere ha saputo venderci bene il prodotto e noi ci siamo cascati… mi complimento!). La colpa è nostra che (come polli di prima piuma) ci siamo fidati di lui senza guardare la Carta Specialità, dove ci saremmo resi conto del costo dei vari distillati.
Alla fin fine, resta un giudizio positivo in tutto e per tutto (accoglienza, cibo, pulizia, servizio)… da ritornarci o da provare… solo un consiglio… non fatevi incantare dall’aria innocente dei camerieri e controllate i menù di birra e distillati!

La sala ha pareti in pietra viva, nell’insieme tutto è molto curato nei dettagli e molto pulito e il fatto che sia strutturato in vari ambienti non troppo dispersivi mi da un senso di calore e intimità. Mi piace.

I prezzi: variano a seconda di quel che si sceglie, cena con Insalata, ciccio, dessert, distillato 20 euro circa… va da sè che se si prende solo da bere i prezzi scendono così se si prende della carne o del pesce possano salire.

Recensioni: variano dai termini entusiastici, alla bocciatura clamorosa, molti lamentano la paella sia un surgelato. Onestamente non ho assaggiato la paella, ma chi era con me l’ha gradita e non ha avuto da ridire. Altra critica mossa sono i prezzi, che – obbiettivamente – non possono propriamente definirsi sociali, ma a mio avviso non sono neanche spropositati, personalmente (rhum a parte) li ho trovati nella media e vista la qualità degli ingredienti un buon equilibrio qualità/prezzo.

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