Atti osceni che conquistano

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Atti osceni in luogo privato mi ha conquistata prima ancora che leggessi il titolo, prima ancora che leggessi il nome dell’autore. Sono bastate le suggestioni di Holy Cross (in hoc signo vinces) di Erwin Blumenfeld a tutta copertina.

Non ho avuto bisogno d’altro. Il libro è venuto via con me.

Marco Missiroli non ha deluso, non me almeno. Se qualcuno ha avuto da ridire, malignando su un titolo e una copertina costruiti ad ok per un romanzo inconsistente, a mio avviso si sbaglia.

L’oscenità del romanzo non è tanto negli atti dei suoi protagonisti, “oscena” è la naturale limpidezza con cui mette a nudo il cortocircuito dei loro desideri e pensieri. Non una sbavatura.

Definirlo un romanzo di formazione, mi pare riduttivo. Quello di Libero Marsell è sì un percorso di crescita, di maturazione, di ricerca del proprio posto nel mondo e del saper stare al mondo, ma è anche altro. È il coraggio di scandagliare il fondo di se stessi senza possedere adeguate strumentazioni, è il tentativo di colmare la falla affettiva apertasi quel pomeriggio del 1975 quando si era appena trasferito a Parigi con la famiglia e mentre era intento a svuotare gli scatoloni in camera sua, la madre in camera da letto…

C’è un filo impalpabile che traccia i contorni di una vicenda che si snoda fra scoperte e una raffinata anamnesi di rimandi letterari, musicali e cinematografici. La trama è fatta di tratti essenziali che restano alla base della vicenda lasciando emergere una caratterizzazione e una coloritura via via più intensa dei personaggi, di Libero soprattutto.

E alla fine eccolo lì… Libero… di nome e di fatto.

Atti osceni in luogo privato mi è piaciuto perché mi ha restituito il piacere di leggere con calma, di assaporare la sapienza e la bellezza della scrittura. Dettaglio importante quest’ultimo. Piacere che avevo perso perché come disse qualche anno fa Riccardo Tozzi in un’intervista (tra l’altro ripresa di recente in un bell’articolo di Emiliano Morreale su La Repubblica): «È successo che gli scrittori italiani sono diventati più sensibili alle ragioni del racconto che a quelle della scrittura». Ben venga il saper scrivere, lo bello stilo di dantesca memoria, anche quando surclassa la trama.

Discorsivo, mai banale. Sensuale, mai volgare. Per molti, ma non per tutti.

Una citazione? «Y = (C x SC) + D, ovvero: la resistenza alla tentazione ( Y ) è il risultato della costanza (C) moltiplicata per un ipotetico senso di colpa (SC) più una serie di distrazioni (D)»