Modus scribendi

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imprDomanda 1: voglio scrivere?

Risposta:  sì. Chiara, netta… cristallina.

Domanda 2: e allora com’è che non scrivo dalla notte dei tempi (o giù di lì)?

Risposta: …

3… 2… 1… tempo scaduto!

No, decisamente… non ci siamo.

Talvolta, ci si fa delle domande che…. restano domande, appunto. Nell’attesa paziente di una qualche esaustiva risposta dalla vita (anzi, in realtà da noi stessi), le domande possono anche mutare. Le risposte mancate, invece, restano come una spada di Damocle sulle nostre teste… sono un tarlo che riusciamo a mettere in stand-by illudendoci possa tacere per sempre, ma non è così… lui ritorna e più affamato che mai di spiegazioni.

Lasciare le cose in sospeso, mi infastidisce… non poco.

Mi infastidisce anche l’indeterminatezza… in genere, nella vita.

Eppure, talvolta non si può farne a meno. Mi chiedo come facciano le persone a lavorare, portare avanti progetti ed essere pure dei prolifici blogger amatoriali (uso questo termine solo per dire che non fanno quello di professione). A me la scrittura richiede tempo… labor limae… non è un percorso semplice, qualcosa che posso espletare, come una faccenda qualsiasi,  in mezzora. Amo questo blog, è una mia creatura… in ogni articolo c’è un po’ di me… di quel che ero e quel che sono e che sono diventata, delle ambizioni perse e quelle ritrovate. Nel considerarlo una mia creatura c’è la volontà, prendendo in prestito le parole di Edmond Rostand, di “non scrivere mai nulla che non sia nato davvero dentro di me” …

OPSS… mentre scrivevo l’ultima frase, a mo’ di piccolo diavoletto sulla spalla destra, George Bernard Shaw mi ha ricordato che ci si deve imporre almeno mezzora di pratica della scrittura ogni giorno. Sarà che come dice una mia amica, sono romantica, sarà che Rostand siede sulla spalla sinistra in direzione del cuore… faccio mio il suo insegnamento.

Ho provato a scrivere ogni giorno, giuro! Ho provato a essere costante… non ce la faccio. Quando scrivo devo seguire un’onda… sono una specie di surfista incallita e anche pignola… non voglio un’onda qualsiasi per scrivere, voglio la mia onda perfetta e quando non la trovo non c’è verso… inutile fingere di essere la luna per invogliare il mare del mio animo a esprimersi.

Pacificata a questo mio modus scribendi (et operandi), mi resta comunque un rammarico… quello di non riuscire a coltivare i rapporti con delle belle menti che ho avuto modo di apprezzare su questa piattaforma. Mi perdonerete (se vorrete), ma questo è l’unico modo che trovo per offrirvi il meglio di me.

 

 

 

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