(P)op “Malika” art

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Iconica, eclettica, sensuale: Malika Favre.

Malika Favre, nasce il 2 dicembre 1982 nella regione di Île-de-France da madre pittrice e padre ingegnere.

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Dopo il diploma, si trasferisce a Parigi con l’intenzione di dedicarsi agli studi quantistici, ma – istinto primigenio – cambia idea e si iscrive all’École des Arts Appliqués. Terminata la formazione artistica, inizia a farsi notare nel mondo dell’illustrazione. La Francia le sta stretta, decide – così – di trasferirsi nel Regno Unito. A Londra inizia l’ascesa che la porta, oggi, a essere fra le illustratrici più richieste nel panorama internazionale. Nel suo portfolio vanta già una dozzina di copertine per il New Yorker, diverse copertine per Vogue, collaborazioni con Gucci, Sephora e Penguin, ha tenuto personali, vinto premi e riconoscimenti. Nel 2018, in occasione dei trent’anni dall’uscita del film Donne sull’orlo di una crisi di nervi di Pedro Almodòvar, è stata scelta per ripensarne la locandina. Attualmente vive a Barcellona.

Racchiudere la Favre in un concetto univoco significa perdere qualcosa del suo sincretismo. Quanti hanno parlato di lei si sono dovuti arrendere all’idea che la sua produzione è un ponte fra la pop-art (popular art) e l’op-art (optical art), il suo stile un ossimoro del processo caro al glamour di bold and minimal, il suo linguaggio è sintesi perfetta del less is more, coniato dall’architetto Peter Behrens e formalmente riconosciuto nell’opera di Mies van Der Rohe.

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Illustrare per Malika Favre è raccontare una storia, è esprimere un messaggio, è – soprattutto – libertà di far emergere la propria idea, la propria percezione del mondo. Il suo dettato grafico si caratterizza per la giustapposizione istintiva dei colori (spesso primari) per lo più usati a blocchi, il design di stampo vettoriale, la fusione azzardata fra illusione ottica e giochi di prospettiva, la maestria nel valersi del dosaggio fra negativi e positivi al fine di far emergere corpi e oggetti.

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In un’intervista ad Elle Decor ha dichiarato: «Ho tante tematiche che prediligo nel mio lavoro, ad esempio le donne o l’erotismo». Le donne sono al centro della sua ricerca stilistica costantemente volta a metterne in evidenza la forza, il carattere, la ribellione, l’indipendenza, la sensualità. Sensualità che emerge, sorniona,  nell’uso di un tratto netto e allo stesso tempo morbido che ben descrive le curve femminili sia che si tratti della linea sinuosa delle labbra, sia che si tratti dell’onda accattivante dei fianchi. La tematica erotica anche quando volutamente e fortemente esplicita – come nel caso dei suoi alfabeti dedicati al Kama Sutra – non è mai volgare. L’artista davanti all’evidenza erotica non si tira indietro, anzi: sostiene con garbo signorile, e una certa inclinazione voyeuristica, lo sguardo fisso sulla rappresentazione osè e la rivela a chi ha di fronte, sublimandola.

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 P.s. Questo articolo è un personale omaggio a un’artista che mi ha colpita sin da subito, al punto che il mio avatar e la mia immagine di copertina sono mutuate da lei.